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Chi sono e qual è il mio metodo

Imparare a rallentare, fermarsi, portare l’attenzione ed il sentire all’interno e ascoltare, con curiosità, cosa pensiamo, cosa proviamo, cosa sentiamo…chi siamo.

Piacere.

Il mio nome è Monica Minci e faccio la psicoterapeuta. 
La mia curiosità mi ha portato a formarmi in diversi campi. Per anni ho fatto terapia personale e continuo a lavorare su di me, ad aggiornarmi, a mettermi in gioco e a sperimentare sulla mia pelle ciò che poi propongo alle persone che lavorano con me.

Il mio approccio è integrato ed è il risultato di anni di studio, prove ed errori e soprattutto strategie in cui credo e che ho “testato” su di me.

La specializzazione in psicoterapia costruttivista post-razionalista (o relazionale) e la formazione in psicosomatica e mindfulness sono alla base del mio lavoro, all’interno di un processo di intervento che continuerà ad evolversi.

Il filo rosso del lavoro è caratterizzato dall’esplorare e dal connettere le sfere cognitiva, emotiva e corporea.

Spesso infatti funzioniamo prevalentemente con una di queste modalità (ad es. pensiamo troppo e cerchiamo di controllare/pianificare tutto o al contrario andiamo in black-out, siamo invasi dalle emozioni o al contrario facciamo fatica ad entrarci in contatto, somatizziamo e quindi è come se il disagio “parlasse” attraverso il corpo,…)

Imparare a SENTIRSI attraverso tutti e tre questi livelli aiuta a creare o a ritrovare un EQUILIBR, una STABILITA’, che rendono più semplice affrontare ostacoli e difficoltà nel presente, nel passato e nel futuro.

Parte del percorso può prevedere anche esercizi di respirazione, posturali e che coinvolgono la comunicazione non verbale. 

Ogni tecnica, per quanto scientificamente validata, acquista un suo senso solo all’interno della relazione che creiamo insieme. Cosa significa? Che ciò che fa la differenza non è solo il COSA accade. Ovviamente è importante il contenuto, ma è il COME che ci permette il cambiamento. Dalle piccole incomprensioni ai traumi più logoranti, Lo accogliamo o ci facciamo la lotta e lo giudichiamo? Impariamo ad usarlo o cerchiamo di nasconderlo e non farlo vedere a nessuno?

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